Ogni giorno è richiesta a tutti
una crescente capacità competitiva, perché per effetto della cosiddetta "globalizzazione
del mercato" il mondo si è fatto più piccolo. La rete dei computer – la
telematica – trasmette incessantemente e ovunque informazioni economiche, le
industrie, le produzioni e i flussi monetari si spostano velocemente dov'è più
conveniente fare affari, gli acquirenti si rivolgono altrettanto immediatamente
ai mercati a minor costo……e a Viguzzolo? Cosa succede qui?
Se,
quando nacque mio nonno, qualcuno in paese avesse affermato che dall’Italia
sarebbe stato possibile sentire subito una parola proveniente dall’America o
che si sarebbero potuti vedere direttamente posti molto lontani, sarebbe stato
preso per matto.
Invece
nell’arco di due generazioni sono state inventate la radio, la televisione e
molte altre tecnologie che hanno costruito una formidabile rete di
comunicazioni. E’ aumentata cosi’ la circolazione di informazioni; individui
ed idee che hanno trasformato il nostro territorio e l’intero pianeta in un
“villaggio globale”.
Quello
che succede in una parte del mondo ci arriva in pratica in tempo reale e le
trasformazioni tecnologiche, finiscono per farsi vedere anche a Viguzzolo
influenzando e modificando il paese perché, tutti e tutto sono collegati nella
famigerata “globalizzazione”.
Alle origini
Vorrei
spiegarmi meglio e partire dalla società contadina dei nostri vecchi.
I
contadini della zona cento anni fa erano praticamente autosufficienti.
Potevano prodursi da soli il cibo; il grano, la vite e gli animali da
cortile erano per tutti irrinunciabili, e, per il trasporto, nelle stalle
c’erano cavalli e buoi. Molti addirittura si costruivano la casa, sicuramente
si procuravano da soli l’energia per scaldarsi e cucinare, mentre le donne
tessevano, filavano, lavoravano la maglia e si confezionavano gli indumenti, le
ragazze poi preparavano il corredo pensando al matrimonio.
Gli
avvenimenti che capitavano al di fuori del borgo o della valle avevano
un’influenza limitata nella vita quotidiana.
Noi
invece che viviamo ora in una civiltà industriale siamo sempre più dipendenti
dagli altri.
Nessuno
è più in grado di procurarsi il cibo da solo o costruire un oggetto che usa
normalmente; chi saprebbe costruire una penna biro una lampadina o un telefono?
Tutto
ciò che usiamo deriva da una catena di tecnologie, imprese, commerci, di
trasporti che muovono la società moderna.
In
passato l’economia ma anche tutte le attività erano in larga misura ripiegate
su se stesse; si viveva di ciò che si produceva, buono o cattivo che fosse
c’era a disposizione solo quello, inoltre le comunicazioni erano difficili, i
trasporti lenti e costosi quindi gli scambi erano limitati.
Oggi
le barriere cadono a velocità crescente con tecnologie, idee, prodotti in
libera e facile circolazione, ed è evidente che un sistema di questo tipo crei
delle conseguenze, ma anche delle prospettive di grandissima portata.
Il
raggio d'azione si è semplicemente allargato, le imprese non lavorano più solo
nel piccolo villaggio ma raggiungono le opportunità del mondo intero, grazie ai
nuovi strumenti tecnologici ed ovviamente vanno a confrontarsi con nuovi
concorrenti dai quali difendersi.
Gli artigiani
Facciamo
un esempio, qualcuno ricorderà chi in paese costruiva i carri per i buoi, al
tempo funzionavano bene e rispondevano alla esigenza di trasporto di merci o
persone, erano all’epoca la tecnologia migliore. Ma quest'ultima è cambiata
così come le esigenze, ed il carro oggi non è più adeguato. Chi avesse voluto
far sopravvivere quel prodotto sarebbe andato rapidamente fuori mercato
lasciando senza lavoro i suoi dipendenti.
Ma
il nostro paese, Viguzzolo come si colloca in questo quadro?
I
nostri cambiamenti sono stati così rapidi dall’inizio del secolo che, nel
corso di due generazioni si è passati dal lume a petrolio al laser, dalla vanga
alle biotecnologie, dall’analfabetismo al 33% ai calcolatori in molte case.
La
rivoluzione tecnologica è parecchio attiva, distrugge e crea nuovi posti di
lavoro, ci mette a disposizione un numero enorme di elementi nuovi con i quali
è possibile creare moderne strutture ed inventare soluzioni originali.
FLESSIBILITA’
è la parola chiave di fronte ad una competizione agguerrita, e per battere la
concorrenza, occorre sapersi adattare, cercare con intelligenza, di migliorare
sempre la qualità.
Oggi
un'impresa deve essere flessibile in
ogni sua parte.
Flessibile
nei prodotti, cioè nella capacità di modificare, di cambiare seguendo se non
anticipando con prodotti nuovi il mercato. Flessibile
nel modo di commerciare gli articoli usando ad esempio le nuove reti di
distribuzione elettronica. Flessibile
anche nei prezzi perché molti problemi dipendono proprio da un’insufficiente
elasticità di questi ultimi.
A
questo punto è necessario parlare anche della flessibilità degli uomini che devono corrispondere alle aziende,
intese come edifici, ma anche come operai e dirigenti. Questi ultimi, poi, sono
chiamati a dare orientamenti nella gestione ordinaria, ma soprattutto nel
definire gli obiettivi e le strategie, dando grande prova di competenza e
fantasia inventiva.
Anche
da noi é importante capire che queste riflessioni riguardano chi opera in
un'azienda tanto quanto chi la dirige, perché le risorse principali sono sempre
gli uomini, con il loro cervello e la loro capacità di trasformare le materie
prime.
Flessibilita’
Molti
Paesi al mondo, come il nostro, hanno difficoltà a introdurre le nuove
tecnologie, questa difficoltà nasce da un ritardo storico, ma anche da una
carenza di flessibilità mentale e
culturale, che rende il tutto più lento; cosa molto grave per una zona che
voglia competere con chi è ormai lanciato a tutta velocità verso il futuro e
che richiede grandi qualità, buona elasticità mentale, in definitiva, molta
intelligenza.
La
Terra sta diventando un solo enorme villaggio attraversato in tutte le direzioni
da capitali, idee e tecnologie, ed è con questa dimensione globale che dobbiamo
ormai fare i conti…
Valter Ponta