Il Gatto Mammone 


La storia che sto per raccontarvi mi è stata narrata da mio papà che a sua volta l’ascoltava sempre da sua nonna Margherita. Ogni volta che il papà doveva fare il sonnellino pomeridiano la nonna gli chiedeva che favola volesse ascoltare e lui le rispondeva sempre allo stesso modo:” Quella del gatto Mammone “. Lei allora un po’ in dialetto e un po’ in italiano cominciava a raccontare:

“Cera una volta, non tanti anni fa, una famiglia che viveva in una cascina molto piccola e modesta. La famiglia era composta da papà Giovanni mamma Gina dal piccolo Giuseppe e dalla piccola Benedetta. Erano poverissimi e vivevano di quel poco che dava loro la campagna intorno alla cascina e di quei pochi animali che giravano nel cortile.

Nel loro pollaio avevano tre galline ed ogni giorno davano almeno due uova che la mamma conservava per i bambini, in modo da nutrirli meglio che poteva.

Ricavavano la farina per il pane dal poco grano dato dal campo vicino al ruscello e bastava appena per il loro fabbisogno.

Insieme a loro viveva anche un bellissimo gatto che Giuseppe aveva chiamato “Mammone”. Le giornate scorrevano comunque in modo sereno, anche perché la guerra era appena finita e quindi, anche se in povertà, si cercava di dimenticare bombardamenti e gli stenti passati. Nel paese poco distante dalla loro casa, vivevano famiglie più ricche di loro e quando “Ar Marches”(l) chiamò Giovanni per dei piccoli lavoretti nel giardino del palazzotto, la mamma fu felice perché sperava che in quel modo il papà avrebbe potuto portare a casa qualcosa di diverso da mangiare, non tanto per loro, ma per i bambini che avevano bisogno un po’ di tutti gli alimenti per crescere sani e robusti. Così alla sera, quando papà tornò a casa tutti gli corsero incontro, compreso Mammone, per vedere come l’aveva pagato “ar Marches”.

Appena entrato in casa, il papà tirò fuori della sacca di iuta cinque bellissimi salamini e tutti ne furono felicissimi, ma subito Giovanni guardò Mammone e gli disse “Varda da tucai no, am racoumand”(2) e così detto tornarono tutti in casa per la modesta ma calda cena.

Messi a dormire i piccoli Giuseppe e Benedetta nei loro caldissimi lettini fatti con materassi di paglia, la mamma cominciò a chiedersi dove poteva nascondere i salamini in modo che nessuno, soprattutto Mammone, potesse trovarli.

Sì perché Mammone era tanto affettuoso quanto goloso e tanto gli piaceva giocare con i bambini quanto gli piaceva mangiucchiare le cose buone che trovava in giro per la casa. Finalmente a Gina venne un’idea. ”Ai miterò, intra, stiva in mes dra sener”(3) e al mattino dopo avrebbe cercato un altro nascondiglio.

Così fece e al mattino dopo, appena alzata, si avvicinò subito alla stufa per tirare fuori i salamini ed accendere la stufa ma, con gran sorpresa e rabbia, scoprì che i salamini non c’erano più. Cominciò allora a gridare e chiamare ”Giuvani, cura ch’an rubò i salamein!!”(4). Giovanni corse subito in cucina insieme ai bambini ma nulla poté fare se non accorgersi che Mammone era il colpevole, poiché si stava ancora leccando i baffi. Prese allora una scopa e cominciò a rincorrere il gatto gridando: ”Se at ciap at mass cun er me maou!!”(5).

Mammone cominciò allora a correre e a correre finché non giunse in paese dove era giorno di mercato. Appena fu nella piazza notò subito un bellissimo banchetto di salami, formaggi ed ogni altro ben di Dio. Il padrone del banchetto, che era tanto ricco quanto odioso, non sopportava i gatti, ma Mammone con uno stratagemma, riuscì a distrarlo, con un balzo si impadronì di una fila di salamini e cominciò di nuovo a correre, stavolta verso casa. Come arrivò in cortile Giovanni gli andò incontro e il gatto subito mollò la presa e si andò a nascondere, ancora impaurito per quello che era successo. Giovanni prese i salamini e li portò subito in casa dalla moglie dicendole di non nasconderli questa volta, perché Mammone aveva sicuramente imparato la lezione. Così il giorno dopo la mamma, tornata da messa, poté cucinare i salamini con la polenta. Appena pronti chiamò tutti a tavola.

Tutta la famiglia era felicissima di potere consumare un pranzo così prelibato e raro sulla loro tavola. Mancava solo gatto Mammone, che ben presto ormai perdonato, fu invitato dai bambini a consumare quel buon pranzetto insieme a loro e, naturalmente, accettò molto volentieri.

La nonna finiva qui la favola ed intanto il papà si addormentava felice di avere ascoltato ancora una volta quel racconto che tanto gli piaceva.

 

                                                                                                Elisa Lugano

(classe III A, scuola elementare di Viguzzolo)

 

 

 

NOTE

(1) Il marchese

(2) Non toccarli mi raccomando

(3) Li metterò nella stufa in mezzo alla cenere

(4) Giovanni corri che hanno rubato i salamini

(5) Se ti prendo ti uccido con le mie mani